Noi

lunedì 18 agosto 2008


Ho sentito l’odore del mare stasera.
Guardavo la tua foto, quella in cui hai il telefono in mano,quello con la cover rossa che ti avevo regalato io (ricordi?) e nelle narici mi è entrata la salsedine.
Non ci credo che tu non lo ricordi quel week-end.
Eravamo andati a cena da Adriano, in quella casa umida con i muri tutti storti, dove nemmeno ti potevi affacciare a respirare una boccata d’aria. A meno che tu non avessi voluto scambiare due chiacchiere con il vicino.
Quella parte di Genova Voltri è cosi.
O forse non solo quella parte.
Ma questo non lo posso sapere. non ci sono più stata.
Anzi si, una volta che tornando da un concerto l’uscita dell’autostrada Genova Ovest era chiusa e alle tre di notte mi sono ritrovata a passare di lì.
Poi mai più.
Ma non è un luogo da villeggiatura, tu che dici?
Era il primo vero caldo della stagione. Non mi ricordo perché non eravamo andati in moto.
Eppure eravamo soli.
Per dormire ci aveva lasciato la casa un collega di Adriano.
In una zona in periferia di Genova, mi pare che fosse vicino all’università.
E qui si aprono una serie di riflessioni che non fanno parte di questa storia.
Ricordi ancora più vecchi che riguardano il mio percorso di studi, che ti ho già raccontato mille volte ma che forse non hai mai nemmeno ascoltato.
Ci eravamo divertiti, comunque.
Due giornate di mare a Bergeggi, dalle parti di Savona.
Carina, pittoresca, e delicatamente colorata.

Era il primo bagno della stagione.
La spiaggia era gremita di gente, nonostante fossimo partiti presto.
Il sole era caldo e la sensazione dell’acqua di mare fresca sulla pelle era il paradiso.
Ci bastava poco per stare bene. Avevamo nuotato fino ad un’isoletta lì vicino. Io in gran forma, tu senza fiato.
Colpa delle sigarette, dicevi.
Sugli scogli a fare l’amore, perché a me in acqua non è mai piaciuto particolarmente, con il rischio che qualche sub ( si buttavano da lì per le immersioni) ci vedesse.
Ma noi stavamo bene, e non ce ne importava nulla.
La nuotata di rientro alla spiaggia è stata dura. Entrambi boccheggiavamo, ma non per colpa delle sigarette questa volta.
Con estrema e assoluta complicità.
Con quella voglia di starsi addosso, di guardarsi e farsi guardare come se fossimo stati da soli sulla faccia della terra.
Come se fossimo noi i proprietari di quell’angolo di cielo e volessimo preservarlo tale. Incontaminato, solo per noi.

Sensazione strana scrivere NOI.

Una volta quel noi esisteva davvero, neppure molto tempo fa. Ricordi?
Non puoi non ricordare nemmeno questo.
Non puoi lasciare sempre che i ricordi si sciolgano tra le dita.
Non ho fretta di conoscere la risposta.
Pensaci su. E poi dimmi che ti ricordi.
Dimmelo anche in silenzio se preferisci.
Per certe cose non servono le parole.
Ho sempre sperato che tu, come me, potessi attingere dalla forza dei tuoi ricordi per credere in un futuro di promesse che contengono tutto ciò che ancora non è accaduto.

A volte mi domando se il nostro amore non sia stato altro che un cercarsi per la pace dei nostri corpi.
Vorrei sperare che non sia davvero stato così.

Adesso vado. Anche se dovresti esserti già accorto che me ne sono andata da tempo.

Continuo a camminare, sola.
A volte corro, ma non sempre.
Chissà che un giorno la vita mi riporti al punto di partenza, per restituirci il nostro futuro.

3 Comments:

Andrea said...

Strana la sensazione di dire NOI

Anonimo said...

Sorpresina...:-)
Ma passiamo a quello che hai scritto...
Sentita... Lascia traspirare molto...
Complimenti di nuovo...!!
You were already good... but u r getting better and better.
Ricky (quello Brighton... ;-) )

manu said...

Ricky, finchè mi scrivi parti del commento in inglese ci arrivo che sei tu anche se nn precisi...;)
poi se dovesse scrivere un altro riccardo forse lo riconoscerei... ahah;)
ma nn c'è pericolo che scriva!!!
;)